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martedì 8 settembre 2009

Risparmio vs efficienza

Qualche giorno fa, andando a fare la spesa, vidi dei cartelli pubblicizzare le lampadine a risparmio energetico.
Mi sorse spontanea una riflessione riguardo alla confusione che si fa ovunque tra risparmio ed efficienza.

Mettiamo in chiaro i termini, per come li intendo io:
  • risparmio è avere meno con meno
  • efficienza è avere di più (o lo stesso) con meno
Mi spiego con un esempio.
Se in casa tengo 20 gradi posso abbassarli a 18 e mettermi un maglione. Consumo meno gas ma ho anche meno temperatura: questo è risparmio.
In alternativa potrei inventare una caldaia più efficiente e tenere i 20 gradi in casa. Consumo meno gas ma non devo mettere il maglione: questa è efficienza.
Attenzione: se perseguo l'efficienza accontantandomi di ciò che ho ottengo un risparmio ma, in questo caso, è una conseguenza e non l'obiettivo.

Il punto è che i risvolti e le ricadute nel perseguire il risparmio o nel perseguire l'efficienza non sono equivalenti. Sarebbe bene che, nella comunicazione al pubblico, fosse ben chiara la differenza e si cercasse di evitare una sovrapposizione dei termini foriera di una equivalenza, a mio avviso, non corretta.

Il risparmio ha un effetto immediato ma non crea valore aggiunto né ricerca: basta accontentarsi di meno e, con quello che abbiamo già, si spende di meno (o si consumano meno risorse e/o si inquina di meno).
L'efficienza, invece, ha effetti più a lungo termine ma crea ricerca e valore aggiunto spingendo verso nuove soluzioni, riscrittura dei processi o identificazione di nuovi materiali rispetto a quelli che sono disponibili e in uso.

Una osservazione riguardo al risparmio: esso ha senso solo se si riferisce ad una risorsa infinita ma disponibile in quantità limitate nel tempo. Se, al contrario, la risorsa è finita il risparmio sposta solo il problema più avanti nel tempo.
E' il problema del bicchiere d'acqua: se mi danno un bicchiere d'acqua al giorno tutti i giorni ha senso risparmiarne il consumo per averne un po' durante tutta la giornata. Se mi danno un solo bicchiere d'acqua e poi basta, risparmiarlo significa solo morire di sete alla sera invece che a mezzogiorno.

In conclusione ritengo che il risparmio non sia mai una soluzione e non dovrebbe essere presentato come tale.
Di fronte al consumo di una risorsa il risparmio è solo la strategia a breve da mettere in atto per guadagnare tempo. Sarà la ricerca che dovrà trovare la soluzione aumentando l'efficienza nell'utilizzo della risorsa stessa al fine di rendere il suo consumo sostenibile con le quantità disponibili nel tempo (risorsa infinita) o possibile la sua sostituzione (risorsa finita).

martedì 24 marzo 2009

I signori dell'idrogeno

E se gli sceicchi, signori del petrolio, diventassero i signori dell'idrogeno?

Spesso si sente parlare dell'idrogeno come di una fonte di energia pulita. In realtà, non esistendo in natura allo stato libero, è più corretto definirlo vettore di energia. In altre parole: dove ho energia disponibile la uso per ottenere idrogeno, trasporto quest'ultimo dove mi serve e lo ritrasformo in energia bruciandolo. Il processo ha, ovviamente, un rendimento pesantemente passivo, ma si ha il vantaggio che dalla combustione dell'idrogeno non si ottiene anidride carbonica, ma solo vapore acqueo.

In un'ottica di riduzione dei gas serra, l'uso dell'idrogeno ottenuto per elettrolisi dell'acqua sembra l'uovo di colombo: l'acqua è abbondante, ottengo come scarto ossigeno puro e l'idrogeno brucia come un normale gas e non richiede l'invenzione di nuove tipologie di motori. Se poi lo uso in pile a combustibile ottengo energia elettrica direttamente e senza organi in movimento.
Allora perché ho detto sembra l'uovo di colombo?
Perché l'elettrolisi dell'acqua richiede enormi quantità di energia elettrica. Capite che se ricaviamo questa da combustibili fossili perdiamo il vantaggio di non avere emissioni serra (le spostiamo solo da un'altra parte) e se usiamo le fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico ricadiamo negli stessi problemi di rendimento e superficie occupata che già le affliggono nel loro uso diretto.

La conclusione è che in Europa vorremmo l'idrogeno ma non possiamo permetterci di produrlo perché sottrarrebbe troppa energia elettrica al consumo diretto.

Con questa prospettiva se fossi uno sceicco arabo conscio del fatto che il mio petrolio prima o poi finirà lasciandomi solo con un pugno di sabbia circondato dal mare ecco cosa farei:
impianterei nel deserto vicino alla costa una decina di centrali nucleari e, con l'energia elettrica da esse prodotta, scinderei l'acqua del mare vendendo all'occidente non più l'inquinante petrolio ma il "verde" idrogeno. Nessun problema nella realizzazione: la tecnologia è abbondantemente disponibile e collaudata, le centrali sarebbero nel deserto e nessun comitato di cittadini se ne lamenterebbe, gli attuali proventi della vendita del petrolio garantirebbero i capitali necessari all'impresa e, soprattutto, se decidessi di riversare l'ossigeno nell'atmosfera limitandomi a vendere l'idrogeno, potrei dire di essere una seconda foresta amazzonica.

Quasi quasi faccio un salto a Riyadh e ne parlo al Re...

Nota per i tecnici del settore: ho volutamente semplificato gli aspetti tecnici sorvolando sul fatto che l'idrogeno è altamente esplosivo, che immagazzinarlo in modo sicuro e volumetricamente vantaggioso è una sfida tecnologica, che il rendimento del processo elettrolitico è estremamente basso, che le centrali nucleari non si costruiscono come barbeque, etc...