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domenica 6 dicembre 2009

Il foglietto illustrativo

Premetto che non sono superstizioso e, da uomo di scienza, non credo alle leggi di Murphy ma ...
... perché mai quando apro una confezione di medicinali per estrarne il blister o le bustine mi trovo sempre dalla parte del foglietto illustrativo?
Anche quando sono ragionevolmente certo di essere dal lato giusto una invisibile manina ha provveduto a spostarlo facendomelo trovare bello avvolto a U intorno al contenuto.
Con aria strafottente pare che dica: se vuoi le pillole passa dall'altro lato.

Secondo me non si tratta di un semplice foglio di carta ma di un entità robotica mutante. Robotica perché, come accennato, si muove da un lato all'altro della scatola. Mutante perché se provate ad aprirlo non c'è più verso di ripiegarlo come era e l'unica spiegazione è che il suo dispiegarsi provochi una mutazione. Potete essere cintura nera di origami ma vi avanzerà sempre una piega che è al contrario rispetto a ciò che dovrebbe.

Devo aggiungerlo o è ovvio che queste cose accadano di notte e quando siete malati?

P.S. l'uomo di scienza non crede alle leggi di Murphy ma l'ingegnere si. Eccome...

mercoledì 27 maggio 2009

Percepita da chi?

Da qualche tempo va di moda indicare le grandezze fisiche con unità di misura quantomeno bizzarre.
E' il caso della temperatura: vengono indicati i gradi percepiti.
Ma percepiti da chi? Io a 28 gradi percepisco caldo (schiatto) mia moglie a 32 percepisce freddo (mi chiude la finestra).
Intendiamoci è evidente che fattori indipendenti dai meri gradi centigradi influenzino le nostre sensazioni e anche il mio bisnonno sapeva che 5 gradi con il vento sono più freddi di 5 gradi senza o che l'umidità aumenta il disagio del caldo.
Il punto è che le unità di misura sono e devono essere, per loro natura, oggettive. Aggiungere subdolamente una frazione soggettiva rende impossibile qualunque confronto e, a mio avviso, sembra servire solo ad aumentare l'impatto della notizia.

mercoledì 15 aprile 2009

Ambarabà cici coco

Ma qualcuno si è mai soffermato ad ascoltare cosa cantiamo ai nostri bimbi in fasce?
Ambarabà cici coco, tre civette sul comò che facevano all'amore con la figlia del dottore, il dottore si ammalò...
Ci credo che il dottore si è ammalato: già non è molto normale che uno tenga tre civette vive sul comò, ma scoprire pure che la figlia amoreggia con esse...

Altro esempio:
Ninna nanna, ninna oh, questa bimba a chi la do?
Fin qui niente di male, anche se la bimba potrebbe pensare "Perché mamma mi vuol dare via?"
Ma poi si comincia:
La darò alla Befana che la tiene una settimana.
La darò all'uomo nero che la tiene un anno intero.
La darò all’uomo bianco che le tiene finché è stanco.
La darò all’uomo rosso che la butta dentro al fosso.
Il crescendo terrorizzerebbe anche un adulto.

Per non parlare poi degli arditi accostamenti anatomici:
Fate la nanna coscine di pollo...
Pare di sentire la bimba che chiede con occhio umido: "Mamma, perché mi sono cresciute le cosce da pollo?"

Il bello è che, dopo averli terrorizzati con civette in calore, uomini neri e cosce di pollo, auguriamo loro:
sogni d'oro, amore mio
Per fortuna non sanno ancora imprecare...

mercoledì 8 aprile 2009

A mille ce n'è...

... nel mio cuore di fiabe da narrar...
Ricordate le fiabe sonore? Quelle con i 45 giri da inserire nel mangiadischi e le splendide illustrazioni da sfogliare?
Bene, scordatevele perché anche le favole, oggi, devono essere politically correct.

Tempo fa comprai per la bimba un libretto con la favola di cappuccetto rosso. Tutti la conosciamo vero? Falso.
Sappiate che nella versione di oggi il lupo non mangia né la nonna, che riconosciuto il pericolo si nasconde in un armadio, né cappuccetto rosso che al momento del "... è per mangiarti meglio" urla attirando l'attenzione di un taglialegna. Quest'ultimo, che prende il posto del cacciatore, non uccide il lupo ma lo fa scappare dalla finestra. Il lieto fine vede la nonna uscire dall'armadio e tutti e tre mangiare la torta della mamma di cappuccetto rosso.

E che dire de "I tre porcellini" tramutato in un trattato di sociologia in cui mettere a confronto la vita dissoluta del primo (casetta di canne), quella spensierata del secondo (casetta di legno) e quella impegnata del terzo (casetta di mattoni), con il lupo a fare la parte dell'ineluttabile destino (o della coscienza)?

Sarà, ma io preferisco gli originali con tutto il corredo di principi, principesse, fate, streghe, nanetti, orchi, cacciatori e lupi.
E, perché no, qualche invenzione personale come il mago Merlot che predice il futuro leggendo nel vetro di un fiasco di vino.

venerdì 27 marzo 2009

A che serve il sito?

Sarà capitato anche a voi: vi hanno detto una cosa, sul sito apposito c'è scritta una cosa diversa, telefonate al numero indicato sul sito e... vi rispondono che non sanno cosa ci sia sul sito (e, generalmente, vi danno la terza versione diversa).

L'esperienza è recente. Io e mia moglie decidiamo di portare la bimba a vedere un noto spettacolo sul ghiaccio. La rivendita a cui ci rivolgiamo per i biglietti ci dice che se la bimba ha meno di 3 anni e non occupa un posto a sedere non paga.
Così compriamo solo due biglietti.
Tornati a casa vado sul sito ufficiale dello spettacolo perché mi sono dimenticato di chiedere quanto duri. Ovviamente c'è di tutto tranne la durata dello spettacolo. Chissà forse l'hanno ritenuta una informazione non necessaria (se fossi andato in treno e avessi dovuto prevedere il treno per il ritorno non sarebbe stata così irrilevante). Mentre cerco mi scappa l'occhio e trovo scritto che i bambini non occupanti posto a sedere non pagano se minori di due anni. Come due? Non era tre?
La bimba due li ha già compiuti. Certo, a una bimba non chiedono i documenti, ma, per correttezza, telefono al numero che è indicato sul sito. Spiego il dubbio e la gentile signorina mi dice che non sa cosa ci sia scritto sul sito ma che a lei risulta che il limite di età sia 3 anni.
Ringrazio, riappendo la cornetta e mi chiedo: a che serve il sito?

P.S. la durata dello spettacolo l'ho chiesta all'operatrice perché sul sito non c'è. Evidentemente il rientro a casa lo considerano un optional.

mercoledì 11 marzo 2009

Perché non c'è mai tempo?

Avete notato come nelle trasmissioni televisive non ci sia mai il tempo per approfondire un argomento?

L'invitato non può mai terminare un discorso e, spesso, nemmeno la prima frase che pronuncia. Il solerte conduttore lo inclaza immediatamente con un'altra domanda scusandosi pure perche' il tempo è tiranno.

Ma quale tempo tiranno! Forse potrà essere tiranno alla fine dell'intervista, qualora questa si sia dilungata, ma non alla prima domanda.

Curiosamente questo succede anche quando ci sia un unico interlocutore e l'argomento scelto in anticipo.
Intendiamoci, io posso capire che laddove si instauri un dibattito tra più persone e siano imprevedibili i tempi degli interventi, il conduttore tenda a stoppare i logorroici, ma deve farlo con l'intento di farli andare al punto del loro discorso, non quello di lasciarci a metà e passare ad altro.
Nelle trasmissioni cosiddette di servizio non dovrebbe succedere che manchi il tempo per parlare di ciò che costituisce l'essenza ed, in ultima analisi, la ragione di vita delle stesse.

Se voglio parlare di scadenze dei prodotti alimentari e invito un esperto, devo calcolare il tempo necessario alla chiarezza e alla completezza dell'informazione.
Se ho solo 5 minuti, lascio perdere.

lunedì 9 marzo 2009

Little dongly things

Per coloro che non avessero mai letto nulla di Douglas Adams si tratta degli alimentatori messi a corredo obbligato di pressoché ogni apparecchio oggi in commercio. Nella traduzione italiana divengono i "piccoli ciaffi cazzuti" che è, a mio avviso, una definizione anche migliore dell'originale.

Il famosissimo scritto di Adams, tratto dal libro "Il Salmone del Dubbio" (The Salmon of Doubt), tratta della proliferazione di alimentatori oggi presente in ogni realtà domestica, con dovizia di particolari, necessario approfondimento e sacrosanta dose di epiteti .

Domanda: stante il fatto che la maggior parte degli ordigni domestici funziona o potrebbe senza sforzo funzionare con lo stesso voltaggio, per quale astruso motivo ogni produttore sceglie il suo ciaffo, lo correda di una spina proprietaria e lo rende incompatibile non solo con i prodotti di concorrenti ma anche con i suoi?
A tal proposito un quesito flash: pur avendo cellulari della stessa marca, quanti alimentatori diversi dovete avere in casa?

Altra domanda: essendo gli alimentatori specifici per uno ed un solo apparecchio, perché su di essi non c'è un riferimento che leghi i due?
In altre parole: se trovo un alimentatore per casa, quasi mai riesco a risalire a che apparecchio fosse legato. E, viceversa, se voglio alimentare un barlafüs (termine lombardo che sta per oggetto di utilità sconosciuta) trovato per casa, non riesco a capire quale sia il suo alimentatore.
In compenso sull'etichetta ci sono migliaia di simboli e informazioni il cui significato è sconosciuto, e inutile, ai più.

Da ingegnere capisco benissimo i motivi di tutto ciò (il più banale è che separare l'alimentatore permette di adeguarsi alle caratteristiche elettriche di ogni paese semplicemente cambiando quest'ultimo e non l'apparecchio alimentato), ma ritengo che alla base di tutto ci sia solo un motivo economico. Tecnicamente evitare il problema sarebbe possibile ma costerebbe troppo e richiederebbe un coordinamento globale difficilmente ottenibile in un mondo competitivo.

Del resto nell'Europa che pensa a regolamentare la curvatura delle banane esistono almeno 5 tipi di spine elettriche diverse (forse sono di più, ma non mi va di contarle). Ne sono certo perché mi sono arrivate tutte nella confezione della docking station per il mio nuovo HP EliteBook 2530p (per inciso e a mio personalissimo parere, splendida macchina).

Opps... è quasi scarico. Dannazione, qual'è il suo alimentatore?