La cosa più bella di avere dei figli è il potersi ritagliare un momento speciale.
Nel caso mio e di Susanna è fare i muffins al cioccolato.
La domenica mattina mi viene a svegliare, ci alziamo e sgattaioliamo in cucina senza
svegliare la mamma.
Si siede accanto a me sul piano da lavoro e mi aiuta a mescolare farina, zucchero, lievito,
bicarbonato, cacao, uovo, latte e olio. Conclude il tutto un bel cucchiaio di miele e delle
gocce di cioccolato fondente.
Intanto che il forno si scalda a 220 °C riempiamo i pirottini in silicone per tre quarti e
non ci facciamo mancare un leccata al mestolo.
Una volta infornati prepariamo il caffé e apparecchiamo la tavola consci che la mamma
si sveglierà presto.
La colazione della domenica: tutti insieme, profumo di caffé, aroma di cioccolato e muffins
appena sfornati.
Cosa chiedere di più?
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venerdì 9 aprile 2010
venerdì 1 gennaio 2010
Il nuovo anno
Un nuovo anno che nasce, una nuova vita che sboccia.
La seconda bimba dorme. E' nata prima di Natale e nel respiro ritmato e sazio del latte di mamma sembra portare tutta la fatica di crescere.
Nel sonno il suo viso si muove ed assume espressioni sempre diverse. Mi accorgo che cerco di interpretarle come se fossero quelle di adulti: ora è corrucciata, ora ride, ora... ora non so. Chissà cosa passa in quella piccola testa. Chissà cosa rende quel viso così dolce ed ipnotico tanto che starei ore a gurdarla. Certo, sono il papà e non sono obiettivo.
Ma in fondo che importa essere obiettivi? Non c'è obiettività nell'amore.
Buon anno a tutti.
La seconda bimba dorme. E' nata prima di Natale e nel respiro ritmato e sazio del latte di mamma sembra portare tutta la fatica di crescere.
Nel sonno il suo viso si muove ed assume espressioni sempre diverse. Mi accorgo che cerco di interpretarle come se fossero quelle di adulti: ora è corrucciata, ora ride, ora... ora non so. Chissà cosa passa in quella piccola testa. Chissà cosa rende quel viso così dolce ed ipnotico tanto che starei ore a gurdarla. Certo, sono il papà e non sono obiettivo.
Ma in fondo che importa essere obiettivi? Non c'è obiettività nell'amore.
Buon anno a tutti.
lunedì 21 settembre 2009
Autunno
Il passo
E' così veloce il passaggio dall'estate all'inverno. Non te ne accorgi neppure.
Un giorno metti il lenzuolo, un altro il piumone leggero. Una mattina scopri che ti ci vuole il pigiama e un'altra che non vuoi uscire dal letto perché fuori fa freddo.
Così è anche la vita: un giorno ti trovi adulto e ti sembra ieri che giocavi a guardie e ladri in giardino.
Cerchi di rifugiarti nel caldo abbraccio del ricordo di tempi spensierati, ma la sveglia ti dice che devi uscire, devi affrontare il freddo della realtà, delle responsabilità, di tutto ciò che significa essere adulto.
Uscire dal letto è un attimo, ma richiede tanto.
E' un semplice passo, ma separa il mondo dei sogni dalla realtà, il caldo dal freddo, il noto dall'ignoto.
Importante è riuscire a cogliere il passare del tempo, a sfruttarlo tutto per non sentire, un giorno, suonare la sveglia ed essere impreparati al passo che ci porterà con i piedi sul pavimento.
E' un passo breve, un attimo, ma separa il bambino dall'uomo.
Roberto Bolis, 1996
sabato 29 agosto 2009
Il futuro
Abraham Lincoln scrisse:
Sembra ieri che, in sala parto, ascoltavo il primo vagito di mia figlia e, tra qualche giorno, lei inizia la scuola materna.
Un nuovo passo per lei, un nuovo passo per me.
Ma siamo noi che camminiamo o è il futuro che ci viene addosso?
La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.Non so se oggi lo penserebbe ancora. A volte ho l'impressione che il futuro sia già qui, pronto ad aggredirci appena voltiamo lo sguardo, senza darci tregua. Chiudiamo gli occhi un istante e quando li riapriamo non riconosciamo più il mondo che ci circonda, tanto è cambiato.
Sembra ieri che, in sala parto, ascoltavo il primo vagito di mia figlia e, tra qualche giorno, lei inizia la scuola materna.
Un nuovo passo per lei, un nuovo passo per me.
Ma siamo noi che camminiamo o è il futuro che ci viene addosso?
venerdì 22 maggio 2009
A piccoli passi
Ieri sera la bimba ha voluto andare a letto da sola.
Come suo solito lo ha comunicato in modo semplice e diretto, senza i giri di parole che un adulto avrebbe usato per giustificare ciò che, di fatto, è un passaggio naturale e scontato e quindi non deve essere giustificato.
Ma che magone...
Come suo solito lo ha comunicato in modo semplice e diretto, senza i giri di parole che un adulto avrebbe usato per giustificare ciò che, di fatto, è un passaggio naturale e scontato e quindi non deve essere giustificato.
lei: Vado a letto da sola.La piccola cresce e lo fa con la sfrontatezza di metterci di fronte al passare inesorabile del tempo. Forse è meglio così: ci costringe a renderci conto che i giorni passano e ognuno di essi è e deve essere diverso e vissuto fino in fondo.
io: Vuoi che ti racconti una fiaba?
lei: No, vado a letto da sola.
Ma che magone...
mercoledì 6 maggio 2009
La bocca della verità
Avere una bimba per casa costringe a fare i conti con ciò che ci circonda in modo
nettamente diverso da quello a cui siamo abituati.
I suoi ragionamenti sono, a mio avviso, quanto di più genuino e obiettivo si possa trovare non risentendo delle influenze legate ad una vita di esperienze.
La piccola trae conclusioni basandosi quasi esclusivamente su ciò che vede e percepisce e questo fa si che le sue interpretazioni siano prive di quella tara, frutto della nostra cultura, che noi aggiungiamo falsando la semplice realtà.
Ci rilascia un prodotto netto che stentiamo a riconoscere e che ci sconcerta per la sua semplice, brillante e ferrea logica.
Il problema è quando chiede "perché papà?"
...perché ...perché, ehm ... già, perché?
I suoi ragionamenti sono, a mio avviso, quanto di più genuino e obiettivo si possa trovare non risentendo delle influenze legate ad una vita di esperienze.
La piccola trae conclusioni basandosi quasi esclusivamente su ciò che vede e percepisce e questo fa si che le sue interpretazioni siano prive di quella tara, frutto della nostra cultura, che noi aggiungiamo falsando la semplice realtà.
Ci rilascia un prodotto netto che stentiamo a riconoscere e che ci sconcerta per la sua semplice, brillante e ferrea logica.
Il problema è quando chiede "perché papà?"
...perché ...perché, ehm ... già, perché?
martedì 31 marzo 2009
Certe sere...
A volte capita che la bimba voglia essere messa a letto dal suo papà.
Siamo solo io e lei nella sua stanzetta gialla e bianca. Una fievole luce
illumina il suo visino e dal paralume un sorridente Winnie The Pooh ci osserva.
Guardo i suoi occhioni neri mentre le racconto una favola e li vedo lottare per restare aperti e sapere se il principe bacerà la sua principessa. Ad un tratto si chiudono e sento il suo respiro scivolare lentamente nel vellutato ritmo di un sonno tranquillo e pieno di sogni.
Esco dalla stanza e penso che un uomo non possa chiedere nulla di più alla vita.
Guardo i suoi occhioni neri mentre le racconto una favola e li vedo lottare per restare aperti e sapere se il principe bacerà la sua principessa. Ad un tratto si chiudono e sento il suo respiro scivolare lentamente nel vellutato ritmo di un sonno tranquillo e pieno di sogni.
Esco dalla stanza e penso che un uomo non possa chiedere nulla di più alla vita.
sabato 21 marzo 2009
Primavera
Sembra una sera come tutte le altre. La stanza, il letto, la dolce attesa del sonno. Ma c'è qualcosa di diverso: la finestra è aperta e, nel silenzio del crepuscolo, mi sorprendo ad ascoltare il suono della natura.
Fuori c'è un mondo che rinasce e lo fa senza esagerazioni, un passo alla volta, in armonia.
I primi grilli di stagione provano i loro strumenti e preparano lo spartito del concerto che durerà tutta un'estate. Non hanno timore di infrangere la mistica quiete del crepuscolo con il loro stridulo suono. Sanno che, senza di loro, una sera d'estate non sarebbe la stessa.
L'aria è tranquilla. Un sottile refolo di vento venuto da molto lontano raccoglie e porta con sé le essenze di mille fiori, la freschezza delle acque limpide di torrente, il penetrante profumo del sottobosco montano, l'umido sentore dell'erba appena falciata. Non puoi riconoscere un odore dall'altro, ma tutto l'insieme è perfettamente accordato, come se un mago alchimista avesse deciso di realizzare un sogno e lo avesse chiamato primavera.
E' in momenti come questo che la mia mente riesce a uscire dalla sua fredda gabbia scientifica e vaga libera, inseguendo sogni ed emozioni. Mi lascio cullare da ciò che mi circonda. Assaporo ogni istante. Lascio che questa voglia di rinascere che pervade alberi, fiori, animali ed insetti entri dentro di me e mi doni un momento di sicurezza e di speranza.
E' una sensazione bellissima.
Volo in un cielo sgombro ed infinito, lasciando sotto di me i problemi, le delusioni, la rabbia. Quassù non esiste odio, rancore, falsità perché sono cose troppo pesanti e non possono inseguirmi nell'aria leggera e trasparente.
Ogni tanto passo sotto una nuvola e un ombra attraversa il mio cuore. E' come un velo di tristezza che racchiude il pensiero per qualcuno che non può volare e che mi è molto caro. Ma forse anche lui è qui da qualche parte. Forse anche lui sta volando in questo momento perché tutti lo possiamo fare.
So che tutto questo dura lo spazio di un attimo. E' solo un sogno ad occhi aperti e, come un'onda, è destinato ad infrangersi sul bagnasciuga della realtà. Ma nulla me lo può portare via, così come nulla può cancellare la tranquillità di questo momento. E anche se tra qualche istante mi sveglierò di nuovo attorniato dai miei problemi e dalla mia realtà, sarò diverso perché dentro di me sentirò ancora il calore del sole visto più da vicino.
Visto da uno spirito libero che vuole rinascere in un giorno di primavera.
Roberto Bolis, 1996
mercoledì 18 marzo 2009
Il mantello
É una sera di freddo e di vento. La campagna, sferzata dalle gelide folate di pioggia, risuona di gemiti e furore.Questo vecchio scritto è dedicato alla bimba che il 18 marzo di qualche anno fa è venuta a ripararsi sotto il mio mantello.
I cespugli e le siepi si flettono al vento come ad inchinarsi in una disperata supplica di un po' di pace. Anche gli alberi più vecchi, pur fieri e consci della loro maestosità, sembrano tremare al cospetto della furia degli elementi.
Lungo la strada un uomo trascina le sue stanche membra verso una qualche meta lontana. Non ha nulla con cui ripararsi e la bufera, nella sua sadica e vile ostentazione di forza, sembra accanirsi contro di lui.
Sulla stessa strada un altro uomo si dirige verso casa. Viaggia tranquillo, ben protetto dall'abitacolo del suo caldo e lussuoso fuoristrada. Nulla gli importa della furia che lo circonda, giacché nulla essa può su di lui e sulla sua vita ordinata e perfetta.
I due uomini si incontrano e i loro occhi si incrociano per un istante.
É un attimo. L'uomo sul fuoristrada si ferma e piange.
Non piange per quell'uomo infreddolito che arranca nel fango.
Non piange la presunta miseria di quella figura vestita di stracci.
Piange perché quell'uomo, sotto il mantello, riparava una bimba.
Piange perché negli occhi di quel vagabondo egli ha visto la serenità.
Piange perché sa che ogni cosa che la sua agiata vita gli potrà dare non vale quel lacero, sporco, vecchio mantello pieno d'amore.
Roberto Bolis, 1995
martedì 17 marzo 2009
I sogni
Spesso non crediamo in noi stessi a tal punto da privarci dei
nostri sogni. Vediamo solo la loro irrealizzabilità e così li
chiudiamo da qualche parte, senza accorgerci che con essi
rinchiudiamo anche parte di noi.
A volte li chiudiamo in una bottiglia che gettiamo nel mare della vita, sperando che qualcuno o qualcosa la raccolga e trasformi il sogno in realtà. Ma non succede quasi mai.
Certo non dipende tutto da noi: se hai la chiave tu sei il padrone, ma devi trovare la porta giusta altrimenti sei solo un pirla con una chiave in mano.
E poi, il padrone di cosa?
Diciamo del tuo futuro o, se preferisci, del tuo prossimo passato visto che l'uomo che guarda al domani lotta solo per conquistarsi migliori ricordi, giacché il tempo passa e solo quelli restano.
In un passato post mi ero riferito alla mia indole ottimista e fatalista allo stesso tempo. Questo post nato di getto e nemmeno totalmente originale (alcune frasi non sono mie ma sentite negli anni) ne è testimonianza.
A volte li chiudiamo in una bottiglia che gettiamo nel mare della vita, sperando che qualcuno o qualcosa la raccolga e trasformi il sogno in realtà. Ma non succede quasi mai.
Certo non dipende tutto da noi: se hai la chiave tu sei il padrone, ma devi trovare la porta giusta altrimenti sei solo un pirla con una chiave in mano.
E poi, il padrone di cosa?
Diciamo del tuo futuro o, se preferisci, del tuo prossimo passato visto che l'uomo che guarda al domani lotta solo per conquistarsi migliori ricordi, giacché il tempo passa e solo quelli restano.
In un passato post mi ero riferito alla mia indole ottimista e fatalista allo stesso tempo. Questo post nato di getto e nemmeno totalmente originale (alcune frasi non sono mie ma sentite negli anni) ne è testimonianza.
domenica 15 marzo 2009
Squarci nel buio
La realtà non esiste.
Noi attribuiamo valore di oggettività a ciò che la maggioranza percepisce. Ma resta sempre una percezione e il fatto che molti vedano le cose nello stesso modo non è sufficiente a dire che stiano proprio così.
Uno spirito libero pensa da sè. Crede in ciò che percepisce.
Non ha paura del giudizio degli altri. Non si appiattisce sul pensiero comune.
Vive e muore nella realtà che percepisce e in cui crede.
Roberto Bolis, 1997
sabato 7 marzo 2009
Squarci nel buio
Ogni tanto mi capita di essere fulminato da una frase o un pensiero.
Può essere un parto della mia mente, una citazione di altri o una curiosa quanto bizzarra mescolanza dei due. A volte ne viene qualcosa di profondo, a volte di criptico, più spesso qualcosa di irripetibile.
Siccome la mia memoria è quello che è (cioé poca), quando mi è possibile annoto questa specie di flash di agenzia che il mio cervello mi manda. In un futuro potrò così rileggerli e chiedermi, con sgomento, cosa diavolo mi passasse per la testa.
Quando troverete il titolo "Squarci nel buio", quindi, sappiate che il post conterrà una frase o un pensiero. Non aspettatevi nulla di eccezionale o particolarmente significativo: il fatto che per me lo fosse non significa affatto che lo sia anche per voi. In realtà non significa nemmeno che lo sia ancora per me, dato il contesto diverso. E' solo una sorta di memoria storica o, se volete, un'altra forma di parole al vento.
Un avviso: quando saranno parti della mia mente, apporrò il mio nome. In caso fossero citazioni di altri non sempre mi prenderò la briga di indicare chi sia l'autore. Un po' perché non sempre è possibile rintracciare l'origine esatta, soprattutto se si tratta di modi di dire o luoghi comuni, un po' perché ritengo sia irrilevante in questo contesto.
Ovviamente se qualcuno si vedesse citato in forma anonima e volesse vedere indicata la sua firma può contattarmi.
Ed ora ecco il primo squarcio
Può essere un parto della mia mente, una citazione di altri o una curiosa quanto bizzarra mescolanza dei due. A volte ne viene qualcosa di profondo, a volte di criptico, più spesso qualcosa di irripetibile.
Siccome la mia memoria è quello che è (cioé poca), quando mi è possibile annoto questa specie di flash di agenzia che il mio cervello mi manda. In un futuro potrò così rileggerli e chiedermi, con sgomento, cosa diavolo mi passasse per la testa.
Quando troverete il titolo "Squarci nel buio", quindi, sappiate che il post conterrà una frase o un pensiero. Non aspettatevi nulla di eccezionale o particolarmente significativo: il fatto che per me lo fosse non significa affatto che lo sia anche per voi. In realtà non significa nemmeno che lo sia ancora per me, dato il contesto diverso. E' solo una sorta di memoria storica o, se volete, un'altra forma di parole al vento.
Un avviso: quando saranno parti della mia mente, apporrò il mio nome. In caso fossero citazioni di altri non sempre mi prenderò la briga di indicare chi sia l'autore. Un po' perché non sempre è possibile rintracciare l'origine esatta, soprattutto se si tratta di modi di dire o luoghi comuni, un po' perché ritengo sia irrilevante in questo contesto.
Ovviamente se qualcuno si vedesse citato in forma anonima e volesse vedere indicata la sua firma può contattarmi.
Ed ora ecco il primo squarcio
Il sogno in una bottiglia
Un arrestarsi improvviso del respiro in un posto dove non ci sono parole. Come un segmento isolato di un mondo di sogno, abbandonato in un presente indifferente.
Alla deriva, come un messaggio in bottiglia, si affida ai marosi dell'incomunicabilità, ai frangenti dell'egoismo, alla falsa bonaccia dell'ipocrisia.
E' un urlo racchiuso nel vetro, un graffito tracciato sulla sabbia, a volte una scritta su di un vetro appannato.
Vegeta a lungo, come la saggia luce di una candela o vive lo spazio di un attimo, bruciando tutto quello che ha in una scintilla di immenso scoccata tra il bene e il male.
Roberto Bolis, 1996
giovedì 5 marzo 2009
Il binocolo
Tante volte quello che cerchiamo non lo troviamo perché siamo convinti
che sia molto lontano e così teniamo lo sguardo puntato verso l'alto,
perdendoci tutto ciò che ci circonda da vicino.
E' un po' come quando si perde qualcosa in casa: il modo migliore per non ritrovarlo è incominciare ad escludere dei posti "perché li non può essere".
In questi casi l'impietosa legge di Murphy ci dice invariabilmente che l'oggetto cercato è proprio in uno dei luoghi esclusi a priori.
Traiamone insegnamento: potrebbe succedere di scoprire che ciò che cerchiamo col binocolo lo si possa vedere anche a occhio nudo, se solo lo si volesse.
Provate a fermarvi un momento, prendete un bel respiro e guardatevi intorno: quante cose meravigliose vedete ma non considerate come tali perché le date per scontate? O perché la loro costante presenza le ha rese trasparenti?
Sarà la mia indole ottimista e fatalista allo stesso tempo ma ritengo che il mondo sia molto migliore di come viene descritto e, spesso, percepito. Solo che il bello non fa notizia e il lamentarsi è più chic che essere felici.
E' un po' come quando si perde qualcosa in casa: il modo migliore per non ritrovarlo è incominciare ad escludere dei posti "perché li non può essere".
In questi casi l'impietosa legge di Murphy ci dice invariabilmente che l'oggetto cercato è proprio in uno dei luoghi esclusi a priori.
Traiamone insegnamento: potrebbe succedere di scoprire che ciò che cerchiamo col binocolo lo si possa vedere anche a occhio nudo, se solo lo si volesse.
Provate a fermarvi un momento, prendete un bel respiro e guardatevi intorno: quante cose meravigliose vedete ma non considerate come tali perché le date per scontate? O perché la loro costante presenza le ha rese trasparenti?
Sarà la mia indole ottimista e fatalista allo stesso tempo ma ritengo che il mondo sia molto migliore di come viene descritto e, spesso, percepito. Solo che il bello non fa notizia e il lamentarsi è più chic che essere felici.
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