Non sarà che attribuiamo la definizione di mondo a qualcosa
che è possibile attraverso internet ma non è internet?
In fin dei conti la rete è solo un mezzo. Il vero mondo,
ecosistema, social network o come lo vogliamo chiamare sono
le persone che interagiscono tramite internet e non
internet in sé.
Altrimenti dovremmo affermare che l'iPod è un grande musicista
o una grande orchestra.
Ma se internet non è un nuovo mondo allora richiede veramente
nuove regole di comportamento?
A mio avviso non necessariamente. Ritengo che nella grande
maggioranza delle situazioni basti la comune educazione e i
normali protocolli di convivenza civile che già esistono nelle
relazioni interpersonali.
In un
post
precedente avevo già fatto un paragone tra il mio blog e
la mia casa: il post equivale ad un invito a cena e i
commentatori equivalgono ai commensali. Il menù lo sceglie il
padrone di casa e gli invitati si comportano secondo la loro
educazione, ben sapendo che è perfettamente nei poteri del
padrone di casa allontanarli o non più invitarli qualora si
comportino in modo disdicevole.
Quando mi chiedono se non pensi che l'avere un blog moderato
sia una forma di censura, rispondo che, a mio avviso, il blog
è come la propria casa (a differenza di forum e chat). Posso dare
una festa e lasciare la porta aperta, ma ho anche il diritto di
decidere, tra chi si presenta, chi fare entrare e chi no e di
allontanarlo qualora, a mio avviso, si comporti in modo non
consono. Anche perché pur essendo scritto nel disclaimer che
la responsabilità del contenuto dei commenti è esclusivamente
dei commentatori stessi, se durante la mia festa un invitato
urla e sveglia la bimba del vicino questi se la prende con me
e non con il mio invitato.
E ha ragione!
Visualizzazione post con etichetta buon senso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta buon senso. Mostra tutti i post
martedì 21 aprile 2009
domenica 8 marzo 2009
L'esperto è attendibile?
In Italia mai. Si parte dal presupposto che chi conosca una materia
sia latore automatico di un conflitto di interessi, reale o intellettuale
che sia.
Ne abbiamo esempio in questi giorni in cui si torna a parlare di energia nucleare. Così come durante i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, durante la coppa america tutti skipper e finanche durante gli europei di curling tutti esperti di ghiaccio e stones, così oggi sembra che ogni italiano sia esperto di fisica nucleare, fissione, trattamento delle scorie e tecnologie correlate.
Curiosamente sono tutti esperti tranne coloro che nel settore lavorano, fanno ricerca o insegnano. Questi ultimi non hanno diritto ad intervenire perché, essendo il nucleare il loro lavoro, le valutazioni che fanno non solo sono considerate di parte (e posso anche capirlo) ma nemmeno attendibili (e questo lo capisco meno).
Cosa ancora più bizzarra, qualora uno di questi si dichiarasse contrario all'atomo diverrebbe immediatamente una fonte infallibile di verità.
Nei giorni seguenti all'accordo italo-francese sul nostro rientro nel settore dell'energia nucleare civile, sui giornali che mettono a disposizione la possibilità di commentare gli articoli si è visto e sentito di tutto. In alcuni casi ho provato ad intervenire senza schierarmi contro o a favore (personalmente sono favorevole) ma, più semplicemente, cercando di correggere errori macroscopici che, peraltro, nulla avevano a che fare con nucleare si o nucleare no. Si trattava di cose da semplice esame di fisica o talmente ovvie da essere invalidate applicando l'aritmetica. Del resto io ho una laurea in ingegneria elettronica e, quindi, non sono del settore. Applicavo solo il buon senso (ne abbiamo parlato in un precedente post), un po' di matematica e qualche conoscenza basilare.
Sono stato coperto di contumelie al punto che ho smesso di intervenire (non posso mettere i link agli interventi perché i giornali di cui parlo non mettono a disposizione permalink affidabili).
Di fatto siamo al paradosso che chi sa non è attendibile e chi non sa è la fonte migliore perché imparziale. Curiosa teoria quella secondo la quale per essere imparziali si debba essere ignoranti.
E poi ci si stupisce della fuga di cervelli: tra i tanti motivi ampiamente dibattuti (fondi alla ricerca, baronie universitarie, mancanza di legami tra università e aziende) penso che anche il senso di inutilità dell'essere esperto possa avere il suo peso.
Ne abbiamo esempio in questi giorni in cui si torna a parlare di energia nucleare. Così come durante i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, durante la coppa america tutti skipper e finanche durante gli europei di curling tutti esperti di ghiaccio e stones, così oggi sembra che ogni italiano sia esperto di fisica nucleare, fissione, trattamento delle scorie e tecnologie correlate.
Curiosamente sono tutti esperti tranne coloro che nel settore lavorano, fanno ricerca o insegnano. Questi ultimi non hanno diritto ad intervenire perché, essendo il nucleare il loro lavoro, le valutazioni che fanno non solo sono considerate di parte (e posso anche capirlo) ma nemmeno attendibili (e questo lo capisco meno).
Cosa ancora più bizzarra, qualora uno di questi si dichiarasse contrario all'atomo diverrebbe immediatamente una fonte infallibile di verità.
Nei giorni seguenti all'accordo italo-francese sul nostro rientro nel settore dell'energia nucleare civile, sui giornali che mettono a disposizione la possibilità di commentare gli articoli si è visto e sentito di tutto. In alcuni casi ho provato ad intervenire senza schierarmi contro o a favore (personalmente sono favorevole) ma, più semplicemente, cercando di correggere errori macroscopici che, peraltro, nulla avevano a che fare con nucleare si o nucleare no. Si trattava di cose da semplice esame di fisica o talmente ovvie da essere invalidate applicando l'aritmetica. Del resto io ho una laurea in ingegneria elettronica e, quindi, non sono del settore. Applicavo solo il buon senso (ne abbiamo parlato in un precedente post), un po' di matematica e qualche conoscenza basilare.
Sono stato coperto di contumelie al punto che ho smesso di intervenire (non posso mettere i link agli interventi perché i giornali di cui parlo non mettono a disposizione permalink affidabili).
Di fatto siamo al paradosso che chi sa non è attendibile e chi non sa è la fonte migliore perché imparziale. Curiosa teoria quella secondo la quale per essere imparziali si debba essere ignoranti.
E poi ci si stupisce della fuga di cervelli: tra i tanti motivi ampiamente dibattuti (fondi alla ricerca, baronie universitarie, mancanza di legami tra università e aziende) penso che anche il senso di inutilità dell'essere esperto possa avere il suo peso.
Etichette:
attendibilità,
buon senso,
esperto,
imparzialità,
nucleare
mercoledì 4 marzo 2009
Phishing e vecchio caro buon senso
Sempre più spesso mi trovo nella condizione di osservare come le persone,
poste in situazioni nuove o apparentemente tali, rinuncino ad esercitare
il vecchio e caro buon senso.
Francamente non ho idea del perché, dovendo accendere un oggetto che presenta dei tasti, molti vadano a tentativi piuttosto che leggere ciò che vi sta scritto sopra. La cosa mi ha sempre affascinato ma non l'ho mai considerata un serio problema finché non è apparso il fenomeno del phishing.
Per chi non lo sapesse si tratta di quel genere di messaggi fasulli (mail o anche SMS) in cui un ente a cui siamo abbonati ci richiede di inserire i nostri dati di login (user e password). Il messaggio appare del tutto legittimo, correttamente formattato con loghi e intestazioni e corredato di un motivo apparentemente valido.
Purtroppo ci sono molti che ci cascano e rispondono, vedendosi spazzolato il conto in banca o altro.
Ma perché questo succede? O meglio: perché succede a persone che, apparentemente, avrebbero tutte le conoscenze necessarie a rendersi conto della truffa?
Lo so che dopo il caso Madoff non dovremmo stupirci più di nulla, però...
Però se si presentasse alla porta di una di queste persone un tizio con la tuta griffata con il logo del produttore della sua cassaforte e questi gli dicesse:
Eppure si tratta della stessa persona, messa in una situazione del tutto simile. Allora perché?
Ho l'impressione che la risposta risieda nel fatto che la tecnologia ci stia mettendo a disposizione nuovi strumenti ad una velocità maggiore di quanto la cultura al loro uso corretto possa sostenere.
Il fatto che una persona consideri una chiave fisica degna di protezione e una chiave logica (password) no, è indicativo.
Di tecnologia e cultura all'uso penso che parleremo ancora.
Francamente non ho idea del perché, dovendo accendere un oggetto che presenta dei tasti, molti vadano a tentativi piuttosto che leggere ciò che vi sta scritto sopra. La cosa mi ha sempre affascinato ma non l'ho mai considerata un serio problema finché non è apparso il fenomeno del phishing.
Per chi non lo sapesse si tratta di quel genere di messaggi fasulli (mail o anche SMS) in cui un ente a cui siamo abbonati ci richiede di inserire i nostri dati di login (user e password). Il messaggio appare del tutto legittimo, correttamente formattato con loghi e intestazioni e corredato di un motivo apparentemente valido.
Purtroppo ci sono molti che ci cascano e rispondono, vedendosi spazzolato il conto in banca o altro.
Ma perché questo succede? O meglio: perché succede a persone che, apparentemente, avrebbero tutte le conoscenze necessarie a rendersi conto della truffa?
Lo so che dopo il caso Madoff non dovremmo stupirci più di nulla, però...
Però se si presentasse alla porta di una di queste persone un tizio con la tuta griffata con il logo del produttore della sua cassaforte e questi gli dicesse:
"Da un controllo ci siamo accorti di non avere nei nostri archivi una copia della chiave della sua cassaforte. Ce la darebbe in modo da poterli aggiornare?"credo che chiamerebbe immediatamente le forze dell'ordine.
Eppure si tratta della stessa persona, messa in una situazione del tutto simile. Allora perché?
Ho l'impressione che la risposta risieda nel fatto che la tecnologia ci stia mettendo a disposizione nuovi strumenti ad una velocità maggiore di quanto la cultura al loro uso corretto possa sostenere.
Il fatto che una persona consideri una chiave fisica degna di protezione e una chiave logica (password) no, è indicativo.
Di tecnologia e cultura all'uso penso che parleremo ancora.
Iscriviti a:
Post (Atom)