Spesso sono le piccole cose che fanno la differenza e, generalmente,
sono quelle a cui si pensa meno o che non notiamo.
Riflettevo su questa incongruenza ripensando ad un viaggio di
alcuni anni fa a Norimberga in occasione del mercatino di Natale.
Usciti dal ristorante a tarda sera ci incamminammo per le vie della
città per tornare in albergo. Norimberga era deserta come solo le città
tedesche sanno essere dopo una certa ora. Nevicava e la coltre bianca
ovattava i suoni. C'era tanto silenzio da sentire i fiocchi di neve
depositarsi al suolo. Ad un tratto il suono di un violino solitario
ruppe il silenzio e lo fece con la discrezione che solo un musicista
attento a non rovinare un momento sa avere.
Ci fermammo incantati perché tutto intorno a noi divenne diverso.
Grazie alla musica, a quelle poche note emesse con maestria la nostra
percezione di ciò che ci circondava cambiò radicalmente. Eppure era
la stessa via, gli stessi monumenti, gli stessi spazi.
Spesso dimentichiamo che la realtà assoluta non esiste. Noi percepiamo
ciò che ci circonda attraverso tutti i sensi e non solo alcuni di essi.
Basta poco per cambiare una cosa brutta in una bella e spesso non ha
nulla a che fare con l'oggetto in sé.
Penso che sia uno spunto di riflessione per chi preparerà gli spazi
e gli eventi per l'Expo 2015.
P.S. il violinista di Norimberga era un artista di strada che,
rifugiatosi nell'androne di un portone, si era messo a suonare.
Non lo dimenticherò mai.
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giovedì 21 maggio 2009
mercoledì 13 maggio 2009
Expo Milano 2015
In questi giorni si parla dell'ennesimo intoppo dovuto alla mancanza
di una sede. Mi chiedo: è proprio necessario che questa sia in un
vecchio, ancorché storico e prestigioso, palazzo del centro?
L'effervescenza di Milano e l'inventiva italiana non meriterebbero
qualcosa di più?
I have a dream...
Sogno un immenso open space dove le migliori menti (architetti, urbanisti, artisti, intellettuali, pubblicitari,...) possano partorire ogni idea venga loro in mente. Uno spazio aperto a tutto il mondo attraverso la potenza della rete in modo che, virtualmente ma fattivamente, chiunque possa partecipare a questo processo creativo.
Le idee passano all'area dedicata a farne uno studio di fattibilità di massima. Quelle giudicate fattibili vanno alla progettazione e da qui all'area esecutiva (chi fa cosa, quando e in che tempi).
Un area di controllo sovraintende al rispetto delle regole che ogni area deve avere (in particolare quella esecutiva) sia nei confronti di se stessa che delle altre. Il tutto sotto l'ombrello di un area di coordinamento che garantisce la fluidità dei flussi tra aree e derime le vertenze tra esse con potere esecutivo assoluto in ogni campo (si sa chi comanda ed esiste uno che può avere l'ultima parola per definizione e senza lungaggini).
Questo spazio lo sogno in un ex capannone industriale, magari old style ma dotato, a contrasto, della migliore tecnologia disponibile. Immagino simulazioni 3D delle proposte architettoniche, la stampa dei prototipi di comunicazioni, manifesti, brochure, la possibilità di generare mock up reali degli oggetti ideati a corredo e un feedback immediato in rete affinché si possa avere un riscontro del lavoro.
E' un sogno, ma perché non può essere vero?
Si potrebbe rispondere, come sempre, "la politica" e sarebbe facile ma oltre a questa ho paura che ci sia dell'altro.
Il mio sogno necessita di due condizioni per la sua realizzabilità: l'umiltà di tutti nell'accettare le idee e, soprattutto, il giudizio degli altri (che si traduce nel più conciso "andare d'accordo") e l'accettazione di una entità che abbia, insindacabilmente, l'ultima parola senza storie ("se la cosa va per le lunghe e non vi decidete, decido io").
Ritengo l'impossibilità di veder implementate queste due condizioni come il problema maggiore dell'Italia di oggi e l'ostacolo più forte ad ogni sviluppo.
Forse più della politica che, di fatto, ne è il riflesso.
I have a dream...
Sogno un immenso open space dove le migliori menti (architetti, urbanisti, artisti, intellettuali, pubblicitari,...) possano partorire ogni idea venga loro in mente. Uno spazio aperto a tutto il mondo attraverso la potenza della rete in modo che, virtualmente ma fattivamente, chiunque possa partecipare a questo processo creativo.
Le idee passano all'area dedicata a farne uno studio di fattibilità di massima. Quelle giudicate fattibili vanno alla progettazione e da qui all'area esecutiva (chi fa cosa, quando e in che tempi).
Un area di controllo sovraintende al rispetto delle regole che ogni area deve avere (in particolare quella esecutiva) sia nei confronti di se stessa che delle altre. Il tutto sotto l'ombrello di un area di coordinamento che garantisce la fluidità dei flussi tra aree e derime le vertenze tra esse con potere esecutivo assoluto in ogni campo (si sa chi comanda ed esiste uno che può avere l'ultima parola per definizione e senza lungaggini).
Questo spazio lo sogno in un ex capannone industriale, magari old style ma dotato, a contrasto, della migliore tecnologia disponibile. Immagino simulazioni 3D delle proposte architettoniche, la stampa dei prototipi di comunicazioni, manifesti, brochure, la possibilità di generare mock up reali degli oggetti ideati a corredo e un feedback immediato in rete affinché si possa avere un riscontro del lavoro.
E' un sogno, ma perché non può essere vero?
Si potrebbe rispondere, come sempre, "la politica" e sarebbe facile ma oltre a questa ho paura che ci sia dell'altro.
Il mio sogno necessita di due condizioni per la sua realizzabilità: l'umiltà di tutti nell'accettare le idee e, soprattutto, il giudizio degli altri (che si traduce nel più conciso "andare d'accordo") e l'accettazione di una entità che abbia, insindacabilmente, l'ultima parola senza storie ("se la cosa va per le lunghe e non vi decidete, decido io").
Ritengo l'impossibilità di veder implementate queste due condizioni come il problema maggiore dell'Italia di oggi e l'ostacolo più forte ad ogni sviluppo.
Forse più della politica che, di fatto, ne è il riflesso.
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