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martedì 24 marzo 2009

I signori dell'idrogeno

E se gli sceicchi, signori del petrolio, diventassero i signori dell'idrogeno?

Spesso si sente parlare dell'idrogeno come di una fonte di energia pulita. In realtà, non esistendo in natura allo stato libero, è più corretto definirlo vettore di energia. In altre parole: dove ho energia disponibile la uso per ottenere idrogeno, trasporto quest'ultimo dove mi serve e lo ritrasformo in energia bruciandolo. Il processo ha, ovviamente, un rendimento pesantemente passivo, ma si ha il vantaggio che dalla combustione dell'idrogeno non si ottiene anidride carbonica, ma solo vapore acqueo.

In un'ottica di riduzione dei gas serra, l'uso dell'idrogeno ottenuto per elettrolisi dell'acqua sembra l'uovo di colombo: l'acqua è abbondante, ottengo come scarto ossigeno puro e l'idrogeno brucia come un normale gas e non richiede l'invenzione di nuove tipologie di motori. Se poi lo uso in pile a combustibile ottengo energia elettrica direttamente e senza organi in movimento.
Allora perché ho detto sembra l'uovo di colombo?
Perché l'elettrolisi dell'acqua richiede enormi quantità di energia elettrica. Capite che se ricaviamo questa da combustibili fossili perdiamo il vantaggio di non avere emissioni serra (le spostiamo solo da un'altra parte) e se usiamo le fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico ricadiamo negli stessi problemi di rendimento e superficie occupata che già le affliggono nel loro uso diretto.

La conclusione è che in Europa vorremmo l'idrogeno ma non possiamo permetterci di produrlo perché sottrarrebbe troppa energia elettrica al consumo diretto.

Con questa prospettiva se fossi uno sceicco arabo conscio del fatto che il mio petrolio prima o poi finirà lasciandomi solo con un pugno di sabbia circondato dal mare ecco cosa farei:
impianterei nel deserto vicino alla costa una decina di centrali nucleari e, con l'energia elettrica da esse prodotta, scinderei l'acqua del mare vendendo all'occidente non più l'inquinante petrolio ma il "verde" idrogeno. Nessun problema nella realizzazione: la tecnologia è abbondantemente disponibile e collaudata, le centrali sarebbero nel deserto e nessun comitato di cittadini se ne lamenterebbe, gli attuali proventi della vendita del petrolio garantirebbero i capitali necessari all'impresa e, soprattutto, se decidessi di riversare l'ossigeno nell'atmosfera limitandomi a vendere l'idrogeno, potrei dire di essere una seconda foresta amazzonica.

Quasi quasi faccio un salto a Riyadh e ne parlo al Re...

Nota per i tecnici del settore: ho volutamente semplificato gli aspetti tecnici sorvolando sul fatto che l'idrogeno è altamente esplosivo, che immagazzinarlo in modo sicuro e volumetricamente vantaggioso è una sfida tecnologica, che il rendimento del processo elettrolitico è estremamente basso, che le centrali nucleari non si costruiscono come barbeque, etc...

domenica 8 marzo 2009

L'esperto è attendibile?

In Italia mai. Si parte dal presupposto che chi conosca una materia sia latore automatico di un conflitto di interessi, reale o intellettuale che sia.

Ne abbiamo esempio in questi giorni in cui si torna a parlare di energia nucleare. Così come durante i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, durante la coppa america tutti skipper e finanche durante gli europei di curling tutti esperti di ghiaccio e stones, così oggi sembra che ogni italiano sia esperto di fisica nucleare, fissione, trattamento delle scorie e tecnologie correlate.

Curiosamente sono tutti esperti tranne coloro che nel settore lavorano, fanno ricerca o insegnano. Questi ultimi non hanno diritto ad intervenire perché, essendo il nucleare il loro lavoro, le valutazioni che fanno non solo sono considerate di parte (e posso anche capirlo) ma nemmeno attendibili (e questo lo capisco meno).
Cosa ancora più bizzarra, qualora uno di questi si dichiarasse contrario all'atomo diverrebbe immediatamente una fonte infallibile di verità.

Nei giorni seguenti all'accordo italo-francese sul nostro rientro nel settore dell'energia nucleare civile, sui giornali che mettono a disposizione la possibilità di commentare gli articoli si è visto e sentito di tutto. In alcuni casi ho provato ad intervenire senza schierarmi contro o a favore (personalmente sono favorevole) ma, più semplicemente, cercando di correggere errori macroscopici che, peraltro, nulla avevano a che fare con nucleare si o nucleare no. Si trattava di cose da semplice esame di fisica o talmente ovvie da essere invalidate applicando l'aritmetica. Del resto io ho una laurea in ingegneria elettronica e, quindi, non sono del settore. Applicavo solo il buon senso (ne abbiamo parlato in un precedente post), un po' di matematica e qualche conoscenza basilare.
Sono stato coperto di contumelie al punto che ho smesso di intervenire (non posso mettere i link agli interventi perché i giornali di cui parlo non mettono a disposizione permalink affidabili).

Di fatto siamo al paradosso che chi sa non è attendibile e chi non sa è la fonte migliore perché imparziale. Curiosa teoria quella secondo la quale per essere imparziali si debba essere ignoranti.

E poi ci si stupisce della fuga di cervelli: tra i tanti motivi ampiamente dibattuti (fondi alla ricerca, baronie universitarie, mancanza di legami tra università e aziende) penso che anche il senso di inutilità dell'essere esperto possa avere il suo peso.